Regione Veneto

Soligo

 

Secondo G. Pasin il villaggio di Soligo, importante sede di una signoria temuta e potente, sarebbe stato innalzato a dignità di parrocchia forse fin dal secolo XI e la sua giurisdizione parrocchiale si sarebbe estesa su tutto il territorio in cui si faceva sentire l' autorità del feudatario solighese, cioè fino ai confini con Sernaglia e Falzè compresa la Pieve del Trevisan. La parrocchia inoltre si sarebbe sviluppata al di fuori di ogni dipendenza da Pieve di Soligo. Una tesi, questa, più volte contraddetta però da alcuni documenti che avvalorerebbero la priorità della vicina parrocchia di Pieve su quella di Soligo. Del resto la questione fu lungamente dibattuta nei secoli scorsi e per i termini della contesa si rinvia alla storia della parrocchia di Pieve di Soligo.

Nel 1314 Soligo è una regola 'titulata' cioè autonoma, di Sernaglia.

I primi sacerdoti di cui si ha notizia sono il plebano Doblaveno, citato in un documento del 1244, e il celebre Prè Iacobino da Miane che nel 1354 figura come rettore della chiesa di Soligo ed è incaricato dal vescovo Gualberto a trasmettere il possesso canonico della chiesa di S. Stefano di Farra al sacerdote Nascimbene. Nella visita pastorale del 1475 il sacerdote è il 'rettore'; nel 1536 c'è un vicerettore; nel 1544 la chiesa figura come cappella di Pieve di Soligo ed è retta da un vicerettore.

Nella visita del 1740 la parrocchia conta 900 anime alla cui formazione attendono, oltre il parroco, altri sette sacerdoti tutti nativi del luogo 'di ottimi costumi e osservanti le sinodali istituzioni'; l'insegnamento del catechismo è regolare e, per legato di Zuanne de Gobbi, un maestro impartisce dei rudimenti culturali ai figlioli dei soli 'villici e miserabili' del paese.

La Scuola di S. Maria dei Battuti

Secondo una memoria del parroco G. Sbardella (1875), fin dal 1200 Soligo aveva eretto un piccolo ospedale per il ricovero dei pellegrini. Documenti dell 'archivio parrocchiale del sec. XVI parlano 'dell'ospedale sopra la piazza di Soligo' e un catastico del 1715 indica che esso era ubicato là dove è oggi il bar "da Norio". Il catastico precisa anche che la sua denominazione completa era 'Ospitale di S. Maria dei Battuti' e che la strada che dall'attuale piazzetta degli Alpini porta al piazzale antistante al tempietto di S. Maria delle Grazie era intitolata "via dell'ospedale". Come conferma la visita pastorale del 1544 l'ospedale era retto dai "fratelli della Scuola di S. Maria, così chiamata perchè situata presso la chiesa di S. Maria Nova, che tuttavia portano il vessillo del Crocifisso".

Secondo gli studi di P.V. Benvenuti la Scuola di S. Maria dei Battuti, come movimento caritativo ed assistenziale, era funzionante a Soligo intorno al 1350. Quanto all'ospedale, da un documento notarile del 1720 risulta che l'edificio era munito di portico o loggia sotto la quale soleva riunirsi la vicinia di Soligo col suo meriga. A somiglianza delle più ricche Scuole dei Battuti, ornate con dipinti di pittori celebri, anche i solighesi avevano voluto che la loggia fosse abbellita e, secondo la tradizione, fu dato l'incarico al pittore G.B. Bellucci che vi rappresentò i SS. Pietro Paolo, Floriano e Gallo.

Ospedale e portico furono abbattuti nel 1890, periodo in cui stava concretizzando l'idea di un nuovo edificio ospedaliero, quello attuale, per volontà della signora Margherita Bon Bozzolla con testamento del 1887. Alla morte della testatrice venne autorizzata a ricevere la cospicua eredità la locale Congregazione di Carità cui subentrò una amministrazione autonoma con presidente di nomina prefettizia. Dopo deplorevoli vicende per poter attuare la volontà della testatrice, i lavori dell'ospedale iniziarono nel 1908 con la progettazione del cav. speroni di Milano e l'impresa dei fratelli Conte di Moriago. Direttore venne nominato, fin dalla sua erezione, nel 1911, il dott. Ugo Cecconi, mentre il servizio interno fu affidato alle Suore Vincenzine del Beato Cottolengo. L'opera del pio istituto fu assai preziosa nei decenni seguenti e soprattutto ne1 1918, anno dell'invasione nemica, quando si registrarono oltre diecimila presenze di cui la metà dai paesi limitrofi.

Legata alla Confraternita di S. Maria dei Battuti vi era una interessante consuetudine praticata nei secoli scorsi a Soligo. Si trattava della distribuzione, la sera precedente l'Epifania, del pane e del vino ai soci che ricoprivano incarichi particolari come quello dell'assistenza ospedaliera, di seppellire i morti, di raccogliere i bambini abbandonati per inviarli all'ospedale generale degli Esposti di Treviso. La Scuola, essendo queste prestazioni del tutto libere, ricompensava i confratelli con la distribuzione, in base alle opere prestate, di sei sacchi di frumento trasformati in pane e quaranta misure di vino 'piccolo'. Di tale consuetudine si ha notizia dal primo Settecento ma essa risaliva certamente ai secoli anteriori, forse allo stesso Trecento. L'offerta del pane e del vino, in memoria dei simboli eucaristici, diveniva ogni anno il fulcro di una prassi nella quale si può identificare la tradizione medievale della 'cena sociale'.

PERSONAGGI

Benedetto da Soligo

Fra le figure dei religiosi che intorno alla metà del secolo XVII si prodigarono eroicamente nel diffondere la religione cristiana, affrontando popoli selvaggi in terre lontane, particolarmente significativa fu quella di padre Benedetto da Soligo (1607-1656), che apparteneva all'antico casato Michieletti. Esercitò la sua missione soprattutto fra le popolazioni dell'attuale Albania e occupò notevoli incarichi in seno alla sacra Congregazione. Morì a Roma assistendo gli ammalati di peste e le sue spoglie furono tumulate nel convento di S. Francesco in Trastevere.

Antonio Bellocci (1654-1726)

Di origine veneziana ma solighese di elezione e di madre, fu ritenuto da molti il più illustre artista trevigiano del sec. XVII. Numerose tele attestano nell'Italia settentrionale la sua maestria, ma la sua fama varcò ben presto i confini della patria e crebbe al punto tale che il Bellucci fu eletto pittore di Giuseppe I e Carlo VI, imperatori d 'Austria. I Solighesi gli eressero un busto nella chiesa parrocchiale.

Giovanni Battista Bellucci (1684-1760)

Figlio di Antonio, seguì le orme del padre, accompagnandolo nelle sue peregrinazioni in Germania, dove esercitò l'arte pittorica con una certa rinomanza.

Paolo e Giuseppe Gallo de Lorenzi (sec.XVIII-XIX)

Anche se meno famosi dei Bellucci, i De Lorenzi occuparono un posto di notevole prestigio nell'arte pittorica dei secoli XVIII e XIX. Paolo De Lorenzi (1733-1818) apprese i primi rudimenti della pittura da Giovanni Battista Bellucci, ritornato allora da Londra in patria, e si perfezionò quindi a Venezia entrando nella scuola del Piazzetta. Dipinse soprattutto in chiese ed oratori. La tradizione continuò col nipote Giuseppe Gallo De Lorenzi (1790-1868). La sua capacità si concretizzò soprattutto nelle opere di restauro. Fu onorato da principi, come l'arciduca Federico d 'Austria. Il suo studio di Venezia era frequentato da personaggi famosi di varia nazionalità, che vi acquistarono copie di opere illustri. Suoi figli d'arte furono Giuseppe e Raffaele De Lorenzi, il primo pittore di pronta intuizione, l'altro versato nel ritratto.

Giacomo Cambrucci, (1774-1818)

Altro personaggio solighese fu Giacomo Cambucci, il ritrattista preferito dalle corti e dalla aristocrazia europea del secolo XVIII. Fu il nonno materno Giovanni Battista Bellucci a dargli il primo indirizzo artistico, poi il giovane Giacomo intuì la sua particolare attitudine al ritratto e vi si dedicò totalmente. La sua fortunata peregrinazione nelle corti principesche ed imperiali cominciò presto, tra le altre quelle di Londra, Edimburgo, Vienna, Innsbruk, Monaco e Parigi. Dopo aver percorso per quarant'anni in lungo e in largo l'Europa, trascorse gli ultimi anni nella sua Soligo.

Quirico Viviani (1780-1835)

Nei primi decenni dell'Ottocento un posto significativo in campo letterario fu occupato da Quirico Viviani, discepolo del Cesarotti che lo definì "giovane ingegno cui le Muse allattar quant'altri mai". Fu volgarizzatore di autori antichi, autore di diversi scritti e compositore di romanzetti di occasione e per amici. Pubblicò tra l'altro Versi e prose, Manuale filosofico della Lingua Italiana, e la Divina Commedia di Dante secondo la lezione del Codice Bartoliniano.

Gregorio Nardi (1851-1929)

In tempi più recenti notevole fu la personalità di Gregorio Nardi (1861-1929), Grande Ufficiale della Corona d'Italia e Provveditore agli Studi in diverse province.

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